E se è vero che la battaglia tra Morcone e De Magistris rischia di offrire un discreto margine di manovra al candidato del centrodestra Gianni Lettieri (ancora oggi principe dei sondaggi nonostante una serie non indifferente di gaffe che hanno fatto più volte tremare i vertici del Pdl campano, l’ultima delle quali è stata registrata appena due settimane fa quando l’imprenditore napoletano ha dovuto ammettere di aver costruito il suo programma elettorale copiando quasi interamente, persino nello stile grafico dei titoletti e nella lunghezza dei paragrafi, il programma scritto tre anni fa dal sindaco di Firenze Matteo Renzi); dall’altro lato, però, in questo strano scenario depurato dagli inflessibili vincoli del populismo dipietrista, il Pd, come dire, sembra sentirsi inaspettatamente a proprio agio.
Superato corso Umberto I e oltrepassati il casermone della questura e il palazzo della provincia, arriviamo al secondo piano di un grosso edificio al civico numero 106 di via Toledo, sede del Pd napoletano, dove – poco prima di scambiare due chiacchiere qualche metro più in là, all’altezza di piazza del Plebiscito, con il candidato sindaco del Pd – incontriamo un paio di dirigenti democratici con cui approfondiamo il tema del Pd senza manette.
Andrà così alle elezioni alla provincia di Campobasso (dove Idv e Pd avranno due candidati distinti: Pierpaolo Nagni e Micaela Fanelli), andrà così alle elezioni al comune di Novara (dove Idv e Pd avranno anche lì due candidati distinti: Giovanni Pace e Andrea Ballarè), andrà così alle elezioni al comune di Salerno (dove Idv e Pd avranno anche lì due candidati distinti: Rosa Egidio Masullo e Vincenzo De Luca), andrà così alle elezioni al comune di Rovigo (dove Idv e Pd avranno anche lì due candidati distinti: Giovanni Nalin e Federico Frigato), andrà così alle elezioni alla provincia di Vercelli (dove Idv e Pd avranno anche lì due candidati distinti: Carlo Rossi e Luigi Bobba), e andrà così soprattutto alle elezioni che si terranno l’anno prossimo nella città che si trova sulla sponda opposta del mar Tirreno, nell’altra capitale del regno delle due Sicilie: in quella Palermo dove tra un anno esatto, per giocarsi il dopo Diego Cammarata, il Partito democratico e l’Italia dei valori presenteranno anche lì, salvo sorprese, due candidati perfettamente distinti.
Il Pd, e oggi dovrebbe essere più chiaro che mai, avrebbe un urgente bisogno di rafforzare il suo profilo più intrinsecamente riformista ed evitare di imbarcare nelle proprie alleanze future tutto quello che passa il convento ed è anche per questo che oggi non mi sembra davvero niente male pensare di avere l’occasione di dimostrare una buona volta che il Pd, con i vari demagistris, come direbbe Di Pietro, semplicemente non c’azzecca proprio nulla’.
Fonte:
http://www.ilfoglio.it/soloqui/8664